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Made in Italy

  • Uscita:
  • Durata: 104min.
  • Regia: Luciano Ligabue
  • Cast: Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Fausto Maria Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini, Alessia Giuliani, Tobia De Angelis, Gianluca Gobbi, Marco Pancrazi, Tobia De Angelis, Leonardo Santini, Ettore Nicoletti, Jefferson Jeyaseelan, Francesco Colella, Silvia Corradin, Giuseppe Gaiani, Naya Manson, Filippo Pagotto, Lorenzo Pedrotti, Marco Pancrazi, Ettore Nicoletti
  • Prodotto nel: 2017 da DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO, ZOO APERTO, RISERVAROSSA, EVENTIDIGITALI FILMS IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM
  • Distribuito da: MEDUSA

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

"Made in Italy" è una tormentata dichiarazione di amore verso il nostro Paese, raccontata con le parole e la musica di Luciano Ligabue, attraverso lo sguardo di Riko, un uomo onesto alle prese con una vita in cui tutto sembra essere diventato improvvisamente precario: il lavoro, il futuro, i sentimenti. Ma se a volte rialzarsi non è facile, Riko ha scelto di non darla vinta al tempo che corre: c'è un matrimonio da difendere e riconquistare, ci sono amici su cui contare e una casa da non vendere. Riko decide di mettersi in gioco e prendere finalmente in mano il suo destino.

Dalla critica

  • Cinematografo

    “L’inferno è solamente una questione temporale a un certo punto arriva punto e basta”, cantava così Luciano Ligabue in Non ho che te, che narrava la storia di un uomo di mezza età che perdeva il lavoro. Proprio da quella canzone prende spunto il terzo film del famoso cantautore:  Made in Italy.  Il titolo è lo stesso del suo ventesimo disco, da cui è tratta la storia, e primo concept album della sua carriera uscito nel 2016 e balzato al primo posto delle classifiche. Al centro del film c’è la storia di Riko, interpretato da Stefano Accorsi, che come lavoro insacca mortadelle per 1200 euro al mese in una ditta della provincia emiliana e vive in una casa che suo nonno ha tirato su, suo padre ha allargato e lui non riesce più a permettersi. E’ sposato con Sara (Kasia Smutiniak) da anni e ha un figlio ormai grande al quale consiglia di andare via perché è un attimo farsi andare bene tutto. Insomma per usare le stesse parole di un’altra traccia dell’album, che si intitola appunto  Mi chiamo Riko : “ho cominciato presto con le otto ore, le stesse di mio padre e ho avuto un po’ di fretta a mettermi con Sara”. Ma l’inferno è solamente una questione temporale e ad un certo punto arriva il licenziamento e Riko cadrà in una profonda depressione. Dopo ben venti anni dall’esordio cinematografico di  Radiofreccia  Luciano Ligabue torna dietro la macchina da presa dirigendo per la seconda volta Stefano Accorsi come protagonista. Tornano anche le tematiche care della sua poetica e della sua musica: la provincia, l’amicizia, l’amore per l’Italia nonostante i tanti suoi difetti. Un paese che ormai ha poco da offrire, ma che non perde il suo fascino. Stessa poetica, stessa ambientazione (Correggio e le zone dove il cantante è cresciuto), ma anche tante differenze. A cominciare dalle inquadrature che lì spesso erano dall’alto per dare l’impressione di schiacciare i personaggi, mentre qui sono prevalentemente primi piani con l’intenzione di tirare fuori le emozioni dai volti.  Radiofreccia  fu il suo esordio alla regia e fu un film sorprendente per il tono sincero e per il suo modo di raccontare fluido. Made in Italy  invece (purtroppo) non ha nessuna di queste due caratteristiche. L’opera più matura e consapevole del rocker perde la spontaneità degli inizi. E quello che accade sembra spesso una forzatura degli eventi, come quando Riko si trova dal nulla nel bel mezzo di una manifestazione contro l’articolo 18 a Roma. Inoltre a tratti è un film prevedibile e alcune soluzioni narrative lasciano piuttosto interdetti. Il rocker narra comunque un mondo che conosce bene e porta in sala la precarietà economica ed esistenziale di persone perbene che vivono in “un bel paese che va in vacca”.  Ma non basta questo e all’ opera matura si preferisce la leggerezza e l’inconsapevolezza tipica della “beata gioventù”.

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